
Coenobium Monastero Trappiste di Vitorchiano 2024
Der Coenobium ist ein Weißwein, frisch, trinkbar und angenehm rustikal, der von den Zisterzienserinnen von Vitorchiano aus typischen weißen Trauben der Region produziert wird. Er hat ein agiles und erfrischendes Profil, ist salzig und mineralisch mit aromatischen Noten von Heu, Wiesenkräutern, Humus und reifem weißen Obst. Eine Hymne an das zölibatäre und gemeinschaftliche Leben!
Il Coenobium è un vino bianco espressivo e affascinante, prodotto nel Monastero di Vitorchiano dalle monache Trappiste, nel rispetto di metodi antichi e tradizionali. Le monache gestiscono questo monastero nell’Alto Lazio dal 1957 e, da allora, provvedono al proprio sostentamento vendendo marmellate, ortaggi, olio e vino. Dalla collaborazione con Giampiero Bea e seguendo la visione ecologica dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, sono nati due vini bianchi dal profilo piacevolmente rustico che incarnano lo stile di vita umile, semplice e comunitario del Monastero.
Le uve di Trebbiano, Malvasia del Lazio e Verdicchio da cui si ottiene il vino bianco Coenobium provengono esclusivamente dalle vigne del Monastero, radicate su un terreno magmatico roccioso chiamato peperino e coltivate senza ricorrere a trattamenti invasivi. Il processo produttivo prevede una fermentazione spontanea con lieviti indigeni e una breve sosta sulle fecce fine, senza ricorrere a stabilizzazioni forzate. Nasce così un’espressione territoriale sincera ed espressiva, variabile a seconda dell’annata ma sempre caratterizzata da una buona freschezza e da una grande agilità di beva.
Il Coenobium Bianco è un inno alla vita semplice e agreste, alla gioia dello stare insieme con amicizia e spirito di condivisione. Nel calice si presenta con un colore paglierino e una leggera velatura dovuta alla scelta di non sottoporre il vino a filtrazioni invasive. Al naso emergono sentori marini e minerali, uniti a una delicata complessità di erbe selvatiche, fiori di campo, fieno, pere mature, lieviti e humus. Il sorso rivela freschezza, dinamismo, agilità e mineralità e racconta, senza filtri o artifici la sinergia, laboriosa e contemplativa insieme, tra le monache Trappiste e il terroir dell’Alto Lazio.